Avere una famiglia numerosa ed essere disoccuppati. Affitto, bollette, spesa e libri sono i problemi di ogni giorno. La storia di due padri e delle loro "tribù" dopo il fallimento della Techno Group Schiaretti per cui lavoravano entrambi
Un giorno hai un lavoro, il giorno dopo non ce l’hai più. Un giorno hai sette figli, il giorno dopo anche. Come si fa a vivere o, meglio, a “sopravvivere” quando ti ritrovi disoccupato a 50 anni e hai una famiglia numerosa da mantenere? Provano a spiegarlo Antonio e Susy, una coppia di napoletani che vivono a Parma da 14 anni, genitori di ben sette figli: Ivan di 26 anni, Fabiano di 23, Mirko di 20, Jessica di 17, Emanuele di 14, Matteo di 3 e l’ultima arrivata, Valentina, di 7 mesi. Inoltre, tre figli hanno l’emofilia, di cui uno anche la celiachia, mentre la figlia più grande ha manifestato varie allergie verso numerosi alimenti: “Le cure e le analisi costano tantissimo e i prezzi dei cibi alternativi e senza glutine sono davvero esagerati. In fondo le analisi attestano queste malattie e tali alimenti sono da considerarsi al pari dei medicinali”. Al massimo riescono ad effettuare delle convenzioni con negozi e farmacie, le quali concedono sconti in cambio della frequenza della famiglia. Ma sono piccoli incentivi che vengono creati dai diretti interessati e non dal Comune.
Ma, con tante bocche da sfamare, quante volte alla settimana si va a fare la spesa? “Quando ci sono i soldi. Se è possibile mangiare il primo e il secondo siamo i più felici, altrimenti pasta a pranzo e pasta a cena”.
La casa dei signori Camera è organizzata in modo tale che ogni spazio sia utilizzato nel migliore dei modi: due bagni, letti a castello e tre stanze da letto degne di giovani adolescenti, con poster e peluches ovunque. Nella camera matrimoniale si dorme in quattro, con il lettone unito alla culla della più piccolina.
Il lavoro in casa non manca: si fanno almeno tre lavatrici al giorno e il tempo impiegato per stirare è direttamente proporzionale a quello impiegato a porre fine agli ovvi litigi tra i fratelli. “Discutono per sciocchezze, ma quando c’è da aiutare non si tirano indietro, soprattutto Jessica. Mentre Emanuele è l’addetto alla raccolta differenziata. Nel loro piccolo danno una mano, non potrei lamentarmi di niente, sono tutti dei bravi figli”, sorride mamma Susy.
I ragazzi cercano di aiutare la famiglia per come possono: uno fa il fruttivendolo, un altro ha deciso di “migrare”a Londra per cercare fortuna, ritrovandosi a dover fare il cameriere in un ristorante. L’unica certezza sono le bollette a fine mese, a partire dagli 850 euro di affitto escluse le spese.
In casa ci sono anche i coniugi Esposito, Vittorio ed Elvira, qui a Parma da 9 anni, genitori di quattro figli: il più grande di 20 anni e la più piccola di 10. Il figlio di 16 anni è invalido al 100%: il suo peso si aggira intorno ai 140 chili e trovare un letto adatto è quasi impossibile, tanto da essere obbligato a dormire su un materasso per terra. “Ha sfondato diversi letti: io non posso comprarne uno al mese. Dovrebbe essere il comune a pensarci e, invece, fanno finta che noi non esistiamo. Parlano tanto di famiglie numerose, ma poi la realtà dei fatti è un’altra, nessuno si interessa davvero ai nostri problemi. In Italia la prima casta è costituita dai sindacati e dagli assistenti sociali”, sostiene con forza il signor Vittorio, anche lui ex dipendente della TGS e ora disoccupato. Non riesce a trovare un’altra occupazione sia a causa dell’età, sia a causa di alcuni problemi fisici quali mal di schiena e poliposi al naso.
Non ce l’hanno con gli immigrati, ma con le politiche assistenziali rivolte verso di loro: “Vengono aiutati in tutto, dalla casa alle spese varie. Mentre noi, che siamo italiani, veniamo messi in disparte. Io ho dovuto fare una battaglia quotidiana per vedermi assegnata una casa del comune, quando mi dovrebbe spettare di diritto, dato che vengo per portare lavoro. Per un periodo abbiamo vissuto in 35 metri quadri. Questa non è vita”. Per adesso il “pane a casa” lo porta la moglie, colf a casa di alcune famiglie.
“Parma è una città ricca, ma per chi è già ricco. Vogliono far passare l’immagine di una città tranquilla, in cui non esistono problemi, dove tutti hanno il lavoro. Per loro esiste solo la movida di via Farini. E mio figlio, invece, ha un lavoro interinale. Gli sgravi fiscali vengono garantiti solo per i genitori che possono attestare un’occupazione regolamentata. Ma, in realtà, siamo noi, i disoccupati, ad averne più bisogno! Ma delle nostre difficoltà non ne parla mai nessuno, neanche la stampa”.
Le borse lavoro arrivano a circa 400 euro, ma al giorno d’oggi sono un’assurdità. Gli altri paesi europei, come Francia o Germania, concedono il minimo garantito per i disoccupati e le politiche assistenziali sono efficienti nei confronti di chi ha tanti figli. E, infatti, in questi paesi il tasso di natalità è più alto rispetto all’Italia, la tutela della famiglia incentiva ad avere figli e garantire loro una vita non al limite della sopravvivenza. I sacrifici sono tanti e svegliarsi ogni giorno con la domanda “Domani cosa farò?” è angosciante, perché si cerca di offrire ai figli un’ esistenza dignitosa. E queste famiglie, nonostante i numerosi problemi economici, hanno ancora i valori di un tempo, e i loro ragazzi sembrano aver recepito quanto di meglio possano regalare una madre e un padre: la serenità.
Tra poco inizia la scuola e le spese, inevitabilmente, aumenteranno: per i libri ricevono un rimborso che, se va bene, è pari a coprire l'acquisto di due testi. Ma, intanto, come se la cavano i ragazzi con la scuola ? E’ Susy a rispondere: “Uno dei maschietti è stato bocciato. Anche lui ha i 'debiti' ”. Tutti rimandati a settembre.

1 commenti:
Di complimenti ci aggiungo i miei! E comunque è vero: con la determinazione e la passione tutti gli ostacoli possono essere superati!
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