La giornata non inizia per niente bene. Pioggia a non finire. Ma il mio senso del dovere prevale (sono o non sono La Vyrtuosa?) sul maltempo e, nonostante un attento salto a ostacoli fra le mille pozzanghere delle vie cittadine e una certa destrezza a evitare automobilisti frenetici, che non si accorgono dei 10 cm di acqua vicino ai semafori, raggiungo la sede universitaria di via D'Azeglio per la seconda lezione di Informatica applicata al giornalismo.
Mentre il professore sistema il suo pc portatile, scambio quattro chiacchiere con le colleghe (no, scusate non riesco proprio a usare questa parola, mi fa sentire estremamente grande, ma non grande in senso positivo, del tipo "Sei un'adulta responsabile", grande nel senso di quarantenne addetta allo sportello di un ufficio: "Guardi vada dalla mia collega nell'ufficio in fondo a sinistra che le risolverà il problema"...no.), compagne di corso. Parliamo un po' del blog che abbiamo creato, che tipo di piattaforma abbiamo utilizzato, come ci è sembrata la prima lezione. I commenti sono positivi: in fondo la prima impressione è importante, anche se poi in sede d'esame potrebbe rivelarsi un terribile abbaglio. Dobbiamo ancora entrare nel vivo delle questioni cruciali e, quindi, non ci sbilanciamo più di tanto.
L'argomento del giorno è il "GIORNALISMO ON-LINE".
L'intera lezione è un continuo confronto tra le spiegazioni del docente e le nostre impressioni o esperienze in materia: un dialogo per nulla unidirezionale (come spesso accade), ma retto da una certa "interattività", nel senso che noi studenti diamo il nostro contributo nella valutazione dei temi trattati.
Sicuramente il Giornalismo on-line dipende dal mezzo e dall'utente.
I giornali sul web, in genere, vengono letti maggiormente sui posti di lavoro, per tenersi sempre aggiornati sulle notizie, "stare in ogni momento sulla notizia".Ma anche se la differenza con il modello cartaceo potrebbe risultare evidente, in realtà scopriamo che non è così: spesso on-line troviamo la trasposizione degli articoli del giornale tradizionale.
Quindi, per quanto riguarda il tipo di linguaggio, non è cambiato molto. Anche se su internet si possono commentare gli editoriali (ma non sempre) e creare dei veri e propri dibattiti, che in realtà, il più delle volte, sono inesistenti (molti blog o articoli hanno dei post con 0 commenti!).
Come al solito ci dotiamo di grandi mezzi, ma non sappiamo/riusciamo/vogliamo utilizzare. A mio parere sarebbe un bel modo per creare una sorta di comunità, persone con le quali condividere le stesse opinioni oppure confrontarsi con idee diverse che aiutano, comunque, a vedere anche il rovescio della medaglia.
Più che a creare un linguaggio giornalistico on-line, si è pensato di modificare quello del giornale cartaceo, che si è adeguato al primo. Ma in Italia non è ancora avvenuto il completo distacco dal quotidiano comprato in edicola: per abitudine, per un senso di autorevolezza.
E, quindi, giornale cartaceo e giornale on-line divengono complementari: il primo possiamo "sentirlo" fisicamente, rassicurati dalle notizie dei tg della sera, mentre il secondo è aggiornato di continuo e ci permette di entrare in qualsiasi momento nel circuito delle notizie (anche grazie ai palmari).
Non si riesce ancora a trovare il tipo di linguaggio più adatto, forse perchè ancora non si conosce del tutto il tipo di fruitore e non si sa quale potrebbe essere il modo migliore per raggiungerlo.
In Italia il giornale on-line non è considerato una fonte diretta, come, invece, lo è quello cartaceo: Giornale cartaceo=fonte primaria; Tv= riscontro di ciò che si è letto sul giornale; Internet= aggiornamento. Ma i problemi non sono finiti perchè non tutti hanno accesso a Internet, che è ancora un mezzo elitario. Le ragioni sono diverse, economiche in primis, ma anche di tempo.
Sul tema dell'accesso mi sento di consigliare una lettura che per me è stata fondamentale per capire determinati concetti e realtà: L'era dell'accesso di Jeremy Rifkin, libro scritto nel 2000, ma già proiettato verso un futuro che, ormai, è alle porte. Non sarà più importante la proprietà, il possedimento dei beni fisici e intellettuali, ma l'accesso a pagamento dei medesimi e il loro interscambio attraverso la rete. Gli esclusi saranno i non connessi e, quindi, il problema del digital divide potrebbe farsi sentire in modo molto insistente.
La situazione, però, è molto diversa negli Stati Uniti, dove prevale il valore del giornale on-line. Qualche mese fa avevo letto un articolo su La Stampa.it in cui si dichiarava un aumento record del numero dei visitatori nei giornali sul web.
In effetti anche in Europa la situazione sta cambiando. Mi viene in mente il problema dei licenziamenti di giornalisti e redattori al quotidiano francese "Le Monde", che ha dovuto fronteggiare il calo delle vendite a vantaggio del sito internet. Il mondo sta andando in una direzione e l'Italia si deve ancora adeguare.
Non oso immaginare cosa succederebbe se accadesse una situazione simile. Vedo già i titoli urlati "Giornalisti disoccupati", "Il precariato nel giornalismo" (che tra l'altro è già presente). Io sono sempre più convinta che, una volta organizzate e strutturate in modo consono le testate on-line e superata l'idea Internet=non fiducia, i visitatori aumenteranno notevolmente. E addio edicola. E' triste, ma non vedo nessuna via di ritorno.
Nei quotidiani on-line la gerarchia delle notizie non è data dalla grafica, ma dallo scrolling (= scorrimento. Spostamento verticale di un testo visualizzato sullo schermo, tramite il trascinamento della barra di scorrimento posta a destra della relativa finestra).
In Italia le testate on-line più lette sono Corriere.it (cioè il Corriere della Sera) e Repubblica.it (le pagine di quest'ultima sono più viste). Nel laboratorio di informatica abbiamo confrontato questi due giornali e le differenze sono evidenti:
-Corriere.it: non ha una redazione Internet, quindi, non apporta contributi originali rispetto al modello cartaceo (a parte le rubriche). Magari in futuro ci sarà un'unica redazione, ma i tempi non sono ancora maturi. Infatti i giornalisti sono gli stessi del giornali tradizionali: un cambiamento non è ancora ipotizzabile. Il Corriere è meno aggiornato e la mattina tiene più a lungo la notizia con cui ha aperto. Ha ancora una costruzione tradizionale con tre colonne (forse per mantenere la stessa autorevolezza del cartaceo) e non vi sono molte immagini. Testi e immagini sono sempre fortemente legati tra loro. Lo scorrimento è troppo lungo.
-Repubblica.it: non ha le tre colonne, ma pone subito in evidenza le notizie (immerse tra immagini, pubblicità, vari link). Molte foto. Scelte editoriali diverse dal Corriere. Lo scorrimento è abbastanza lungo.
L'interattività sembra presente, ma in realtà ci accorgiamo presto che non è così: non tutto può essere commentato, i commenti devo essere prima vagliati (e se non adeguati non vengono pubblicati), i sondaggi non sono del tutto attendibili.
Quindi il linguaggio è uguale per tutti, in quanto il giornale on-line è ancora fortemente un'agenzia stampa con le immagini! Non vi sono dei contributi degli utenti. C'è da chiedersi il perchè... Sicuramente è più interattiva la Tv.
Un altro elemento che potrebbe essere eliminato è l'abstract nella homepage: in realtà, sarebbero più efficaci solo i titoli delle notizie (e l'approfondimento dopo aver cliccato il link delle stesse). I siti stranieri hanno già ovviato a questo inconveniente. Così come le pubblicità che si confondono con gli articoli: nei siti italiani non vi è nessuna indicazione a riguardo, mentre nei siti stranieri vi è la dicitura che indica una pubblicità.
La pubblicità è un altro argomento affrontato, di cui non c'è molto da dire se non che non ce ne sbarazzeremo mai! Anzi, su internet crescerà sempre di più.
Insomma, le informazioni oggi sono state tante, alcune conosciute, altre meno, ma tutte di grande importanza per capire cosa è cambiato, cosa sta cambiando e cosa cambierà nel mondo del giornalismo.