lunedì 28 aprile 2008

Il paese più di destra d'Europa?

Dal blog di Enrico Franceschini :
"In un corsivo del suo corrispondente da Roma, John Hooper, il quotidiano Guardian di Londra pone, fin dal titolo, questo interrogativo: “Is Silvio’s Italy turning into the most rightwing country in Europe?” (L’Italia di Silvio sta diventando il paese più di destra d’Europa?). Al di là dei risultati elettorali del 13-14 aprile e dei ballottaggi dello scorso week-end, l’articolo cita vari esempi. Un lettore dal Veneto, italiano, sposato con un’immigrata che fa il medico, riferisce che la moglie, dopo aver visitato un paziente, gli dice: “Stia attento alla sua salute”. E quello: “D’ora in poi, dottoressa, è lei che dovrà stare attenta alla sua”. Ancora: prima del voto, un candidato del Pdl ha dichiarato che lui “non ripudierà mai il fascismo”: Berlusconi non lo ha cancellato dalla propria lista e il candidato è stato eletto in parlamento. Ci si aspetta, prosegue l’articolo, che nella prossima Commissione Europea l’Italia perderà il portafoglio della Giustizia (che include i diritti delle minoranze) e riceverà invece quello dei Trasporti. Commento di Berlusconi, riportato dal Guardian: “Molto meglio per noi occuparci di infrastrutture che di omosessualità”. Per finire, il corrispondente da Roma del quotidiano londinese ricorda il gesto fatto recentemente da Berlusconi quando una giornalista russa ha fatto una domanda a Putin (nella villa in Sardegna del leader del Pdl), giudicata indiscreta dal presidente russo: il nostro presidente del Consiglio in pectore ha mimato un mitra che fa fuoco contro di lei. La giornalista si è messa a piangere (nei giorni successivi il Cremlino le ha assicurato - bontà sua - che non le succederà niente di brutto).
Il nascente governo Berlusconi, conclude il Guardian, non avrà l’influenza moderatrice dei suoi ex-alleati di centro, l’Udc di Casini, ma conterà soltanto sull’unione tra Forza Italia, Lega Nord e Alleanza Nazionale, il cui leader Gianfranco Fini “ha aiutato uno dei suoi seguaci a fare campagna elettorale per il posto di sindaco di Roma andando a ispezionare, seguito dalle telecamere, il permesso di residenza degli immigrati” nelle strade della capitale.
Siamo diventati “il paese più di destra d’Europa”? E se la risposta al quesito è sì, perchè lo siamo diventati? “Food for thought”, come si dice in inglese: materia per riflettere
".
Riporto anche il link di un video che ho visto sul sito Repubblica.it: "Bimbo canta boia chi molla". Io sono a dir poco senza parole...ci credo che poi abbiamo le scuole piene di piccoli delinquenti! Io mi auguro davvero che questa sia un'eccezione e che sia solo uno scherzo, ma non so perchè ho l'impressione che non sia così.

Non ho pubblicato questo video sul mio blog non solo per la mia fede politica, che ovviamente non coincide con quella di questo "giovane balilla", ma anche per un fatto di buon gusto, però presumo (e spero) che la mia indignazione sia anche la vostra.



Dal Blog di Luca De Biase...

"Quali sono le cinque più importanti nozioni che i blogger vorrebbero insegnare ai politici che si affacciano nel mondo dei blog?


1. Falsità e metodo di comunicazione. I blogger vivono con scetticismo l'entrata diretta dei politici nel mondo dei blog, perché sanno che i politici per mestiere devono lanciare messaggi strumentali alla loro strategia, il che riduce la sincerità dei blog fatti da uomini politici. Conseguenza: è possibile che i politici usino la tecnolgia dei blog per informare, specialmente durante le campagne elettorali, il loro pubblico. E questo può avvenire sia con un'attività diretta dei politici in Rete, sia utilizzando uno staff di collaboratori. L'importante, insomma, è che i politici evitino di fingere di fare i blogger perchè tanto non ci crederebbe nessuno.


2. Ascolto. Nella blogosfera si svolge una conversazione pubblica dalla quale emergono tendenze e opinioni di valore. Per i politici sarà importante imparare ad ascoltare le opinioni e le visioni del mondo che i network sociali sviluppano durante le loro conversazioni pubbliche. Ascoltare significa anche imparare a scoprire i propri errori. Se i politici, ancora una volta per mestiere, non sono in grado di riconoscerli pubblicamente, ne possono comunque tenere conto in privato e farne tesoro per le loro uscite successive.


3. I blogger sono coscienti del fatto che i loro contenuti non sono necessariamente migliori di quelli prodotti dalla gente in altre situazioni di conversazione. Non è lo strumento che migliora i contenuti. L'occasione offerta dai blog è un meccanismo di autocritica più articolato, perché è possibile che la verifica in una conversazione pubblica di quello che si pensa o che si vede succedere possa portare a correzioni ricche di conseguenze sulla qualità delle idee.


4. Internet non è un centro di potere, non è un medium come gli altri, non è una macchina per decidere. E' un sistema per formarsi delle opinioni, scoprire dei fatti, discuterli. Dal punto di vista democratico ha più a che fare con il dibattito che con l'esercizio della politica. La democrazia peraltro non si distingue tanto per la possibilità di votare quanto per la possibilità di discutere: tanto più il dibattito è alto, intelligente, tollerante, libero, tanto più la democrazia è solida, efficiente e creativa. Per questo i politici democratici devono fare il tifo per i blog e le soluzioni che danno voce e spazio all'elaborazione delle idee a livello di network sociali. E questo tifo si può esprimere pubblicamente in molti modi anche senza tentare, rischiando l'insuccesso, di strumentalizzare niente e nessuno.


5. Alla conversazione in rete si regala il proprio tempo e la propria intelligenza per un bene superiore che è la qualità della convivenza. La Rete è aperta alle peggiori idee e alle espressioni più violente ma tende anche a reagire isolandole o criticandole. Rende più trasparenti questi contrasti. L'atteggiamento giusto dei blogger nei confronti della politica è umile come lo è nei confronti di ogni altro sapere. I politici che lo comprendano, regaleranno a loro volta qualcosa a tutto questo: attenzione, tempo, ascolto operativo. Lo si saprà in giro: il tam tam lo renderà noto. E alla fine il ritorno di credibilità e di immagine per il politico potrà essere importante".


Luca De Biase : Capo redattore di Nova24, l'inserto del giovedì del quotidiano economico e finanziario 'Il Sole 24 ore', dedicato ai temi della ricerca, innovazione e creatività; responsabile anche di Nòva24Review e Nòva100.- Professore a contratto di giornalismo e nuovi media in diverse università tra cui lo Iulm di Milano, dal 2002; redattore di "Problemi dell'informazione" dal 2002; docente a Sciences Po, Parigi, Master of Public Affairs, 2007-2008.

sabato 26 aprile 2008

BLOG E SITI POLITICI

Anche alcuni dei nostri politici hanno scoperto il blog. Ma non tutti lo utilizzano allo stesso modo.
Un blog politico è utile per comunicare CON i cittadini: i giovani tra i 18 e i 30 anni raramente partecipano ai comizi, alle riunioni di partito o alle assemblee elettorali, e i pochi che lo fanno sono evidentemente già "politicizzati" e, quindi, poco influenzabili e verosimilmente già schierati. I giovani preferiscono di gran lunga impiegare il loro tempo libero su internet.
Investire in un blog politico vuol dire:
  • accorciare le distanze con i cittadini ed acquisire consensi
  • comunicare efficacemente con i giovani (utilizzando i loro stessi strumenti)
  • migliorare la propria immagine pubblica (politica è innovazione)
  • comunicare in tempo reale notizie, idee e programmi
  • essere editore di se stessi
  • essere visibile a livello nazionale ed internazionale (un blog è raggiungibile in ogni momento da tutto il mondo)

Ma non tutti i politici utilizzano i blog allo stesso modo. E, soprattutto, non con gli stessi risultati. Inoltre, spesso, siti di partiti e blog di esponenti politici, se proprio non coincidono, sono molto somiglianti, anche nei contenuti.

Ecco alcuni esempi:

  • http://www.antoniodipietro.com: è il blog di Di Pietro. E' aggiornato quasi ogni giorno e i suoi post ottengono anche 600 commenti. Utilizza molti video e foto. Condividendo le iniziative di Beppe Grillo, molti link portano al "blog" di quest'ultimo. Mentre http://www.italiadeivalori.it: è il sito del partito di Di Pietro, dove i commenti sono minori, anche se l'impostazione è molto simile a quella del suo blog.

  • http://www.storace.it: è il sito di Storace, ma è molto simile a un blog. I commenti arrivano anche a 1500-2000 circa. Inoltre è stato inserito il blogroll con una serie di blog o siti relativi alla Destra o allo stesso Storace.
  • http://www.danielasantanche.com: è un sito anche se è impostato come un blog, in quanto viene aggiornato nello stesso modo. I commenti, però, non sono ammessi. E' un sito decisamente autoreferenziale (numerose foto della Santanchè).

  • http://www.sinistrarcobaleno.it: è un sito che dispone di un forum che, però, non riceve molti commenti. Mentre le News (simile a un blog) sono commentabili (ma pochi interventi degli utenti).

  • http://www.partitodemocratico.it: è un sito che offre un social network al quale sono già iscritti 24.109 membri: è stato formato un gruppo on-line per inviare contributi, segnalare iniziative e aggregare altri blog.

  • http://www.paologentiloni.it: è un blog non aggiornato proprio quotidianamente e i commenti sono pochissimi (nonostante sia l'ex Ministro delle Comunicazioni!).

  • http://www.perilbenecomune.net: è un sito molto interattivo, propone chat, Forum, un calendario con gli incontri e il Meet up (cioè un social network, iscritto al sito http://www.meetup.com/, che organizza su internet incontri con gli altri membri). E' possibile anche scaricare le conferenze in formato mp3. Questa lista civica ha anche creato un blog, http://ilbenecomune.blogspot.com, abbastanza aggiornato, ma poco commentato.


BLOG

BLOG: è un diario in rete.
E' la contrazione di web-log, ovvero "traccia su rete". Il fenomeno ha iniziato a prendere piede nel 1997 in America. (
http://it.wikipedia.org/wiki/Blog)


Tra le tipologie più diffuse troviamo:
  • BLOG PERSONALE: è la categoria più diffusa. L'autore vi scrive le sue esperienze di ogni giorno, poesie, racconti, desideri (più o meno proibiti), disagi e proteste. Il contributo dei lettori nei commenti è in genere molto apprezzato e dà vita a discussioni molto personali (ma anche a flame). Questo tipo di blog è usato spesso da studenti di scuola superiore o universitari, con un gran numero di collegamenti incrociati tra un blog e l'altro.

  • BLOG DI ATTUALITA': Molti giornalisti utilizzano i blog per dare voce alle proprie opinioni su argomenti d'attualità o fatti di cronaca, o più semplicemente per esprimere la propria opinione su questioni che non trovano quotidianamente spazio fra le pagine dei giornali per i quali scrivono. Altre persone utilizzano il blog per commentare notizie lette su giornali o siti internet.

  • CORPORATE BLOG o BLOG AZIENDALE: Il blog tenuto da uno o più dipendenti di una azienda: una voce più informale rispetto al sito internet. I blogger sono tenuti a rispettare un codice aziendale, ma i blog aziendali sono spesso visitati le la semplicità e immediatezza delle informazioni che vi si trovano.

  • BLOG TEMATICO: Spesso questo tipo di blog diventa un punto d'incontro per persone con interessi in comune.

  • BLOG DIRECTORY: Una delle caratteristiche peculiari dei blog è la gran quantità di link. Alcuni blog si specializzano nella raccolta di link su un argomento particolare. Anche alcuni siti di news possono rientrare in questa categoria.

  • PHOTOBLOG: blog su cui vengono pubblicate foto invece che testi

  • BLOGAMES: blog su cui vengono pubblicati giochi invece che testi.

  • BLOG VETRINA:alcuni blog fungono da "vetrina" per le opere degli autori, come vignette, fumetti, video amatoriali o altri temi particolari.
  • BLOG POLITICO: data l'estrema facilità con la quale è possibile pubblicare contenuti attraverso un blog, diversi politici lo stanno utilizzando come interfaccia di comunicazione con i cittadini, per esporre i problemi e condividere le soluzioni, principalmente a livello locale.

  • URBAN BLOG: blog riferiti ad una entità territoriale definita (una città, un paese, un quartiere) e che utilizzano la tecnica del passaparola digitale per compiti di socializzazione diretta e indiretta anche con l'utilizzo di immagini e video riferiti alla comunità. Interessante l'utilizzo di mappe e di sistemi di social bookmariking per aumentare il livello di condivisione e di collaborazione.

  • WATCH BLOG: blog in cui vengono criticati quelli che l'autore considera errori in notiziari on-line, siti web o altri blog.

  • M-BLOG: blog utilizzati per pubblicizzare le proprie scoperte musicali e renderne gli altri partecipi attraverso la pubblicazione di mp3 (da qui il prefisso) o file audio dei più disparati formati.

  • VLOG o VIDEO BLOG: blog che utilizza filmati come contenuto principale, spesso accompagnato da testi e immagini. Il vlog è una forma di distribuzione di contenuti audiovideo. Sono utilizzati da blogger, artisti e registi.

  • AUDIO BLOG: blog audio pubblicati attraverso il Podcasting. La peculiarità di questo tipo di blog è la possibilità di scaricare automaticamente sia sul proprio computer che sui lettori mp3 portatili come l'iPod gli aggiornamenti attraverso i feed RSS con gli audio incapsulati.

  • NANOPUBLISHING: blog monotematico, dal contenuto leggero e scritto a più mani.

  • MOBLOG: blog che si appoggia alla tecnologia "mobile", ovvero dei telefoni cellulari. I contenuti sono spesso immagini (inviate via MMS) o video (in alcuni casi registrati direttamente in video chiamata).
  • MULTIBLOGGING: possibilità di gestire più blog con uno script solo, spesso supportano la multiutenza.

  • BLOG NOVEL: un romanzo o un racconto suddiviso in brevi tranches che si sviluppa su un blog e che è quindi rivolto ad un pubblico. Il più delle volte i commenti di altri bloggers e/o visitatori possono essere utili indicazioni per l'autore nello sviluppo della storia.



venerdì 25 aprile 2008

Digital Divide

Cos'è il Digital Divide ?

E' il divario esistente tra chi può accedere alle nuove tecnologie (internet, personal computer) e chi no. Le cause sono ad oggi oggetto di studio. Tuttavia, vi è consenso nel riconoscere che condizioni economiche, di istruzione e, in molti paesi, l'assenza di infrastrutture siano i principali motivi di esclusione (
http://it.wikipedia.org/wiki/Digital_divide) .


Le cause di tale divario sono da ricercare in diversi fattori socio-economici ed introducono effetti che sono tutt'ora oggetto di indagine. Il Digital Divide potrebbe incrementare le già esistenti disuguaglianze di tipo economico, ma avere effetti drammatici anche nell'acesso all'informazione, implicando ulteriori conseguenze.
Una delle cause ampiamente condivise del Digital Divide è di carattere economico che impedisce alla popolazione di tali paesi di acquisire un’alfabetizzazione informatica che è causa stessa del Digital Divide. Il circolo vizioso che si viene a creare porta i paesi poveri ad impoverirsi ulteriormente dato che vengono ulteriormente esclusi dalle nuove forme di produzioni di ricchezze che sono basate sui beni immateriali dell'informatica.
Ma il problema non si pone solo nei confronti dei paesi del terzo mondo: molto spesso il divario si nota anche solo tra regioni confinanti all' interno di una stessa nazione. Anche in Italia.
La banda larga non raggiunge tutte le zone del paese ed è eccessivamente costoso il collegamento veloce ad Internet. Mentre in alcuni paesi europei il problema è già parzialmente risolto, l'Italia resta il fanalino di coda in ambito tecnologico.



Pubblico buona parte di un articolo di Paolo Subioli dal titolo Connettività cercasi per rilanciare il territorio:


"Il "divario digitale" (...) è infatti utilizzato per descrivere quattro realtà diverse: il divario sociale, che fondamentalmente discrimina chi ha accesso ad internet e chi no per motivi sociali o anagrafici; il divario digitale delle imprese, che fa registrare forti differenze nelle modalità di utilizzo di internet tra grandi e piccole aziende; il divario geografico, che vede escluse certe zone geografiche dalla possibilità di connettersi ad internet a banda larga; il divario globale, ovvero le differenze nella diffusione di internet tra i vari paesi del mondo.
Quest’ultimo, pur costituendo la più rilevante, tra le forme di divario che abbiamo elencato, non rientrerà in questa breve rassegna, poiché non interessa direttamente l’ambito d’azione delle amministrazioni locali.
Rete non per tutti
L’uso di internet è ormai diventato, secondo il Censis, un fenomeno "di massa". Nel 2007 gli utenti in generale della rete hanno raggiunto una quota pari al 45,3% della popolazione.
Prendendo in considerazione solo gli utenti abituali, quelli cioè che si connettono almeno tre volte alla settimana alla rete, si è passati dal 28,5% del 2006 al 38,3% del 2007, con un indice di penetrazione che ha raggiunto tra i giovani il 68,3% e tra i più istruiti il 54,5%. Il problema sta nella composizione di questa quasi metà della popolazione che accede alla rete.
I dati ci dicono che sono utenti di internet il 45% degli uomini e solamente il 32% delle donne.
Sembrerebbe una questione di genere, legata al maggiore interesse dei maschi per le tecnologie. Ma, a ben guardare, il dato ne riflette un altro più significativo, e cioè la stretta correlazione tra condizione professionale e accesso alla rete: chi lavora ha molte più opportunità di accedere rispetto a chi non lo fa, specialmente se impegnato in mestieri che richiedono un qualche uso del computer. Infatti la maggior parte delle connessioni avviene oggi dai luoghi di lavoro e le categorie sociali che usano meno internet sono i pensionati e le casalinghe.
Questo spiega perché le donne siano meno presenti in rete. Ma il problema maggiore riguarda gli anziani, per i quali si aggiunge anche un importante fattore anagrafico: più si avanza con l’età, più è difficile che si abbia voglia di imparare una cosa nuova.

Altri fattori incidono in maniera significativa, primo fra tutti il livello di istruzione: tra laureati e diplomati la percentuale di utenti internet è molto maggiore rispetto a chi ha un titolo di studio inferiore.
Poi conta la grandezza dei centri abitati, che vede percentuali d’accesso maggiori nelle città più grandi, e la collocazione geografica, che fa registrare il solito divario Nord-Sud, seppure molto meno accentuato che per altri fenomeni.

L’insieme di questi dati spiega in gran parte come mai in Italia si usi meno internet, rispetto agli altri grandi Paesi europei.
Il nostro Paese è, inoltre, caratterizzato da due fenomeni: il predominio quasi assoluto della televisione, come mezzo sia di intrattenimento che di informazione, l’amplissima diffusione del telefono cellulare. Quest’ultimo dato, al di là delle spiegazioni che se ne possono fornire, può risultare utile per chi volesse adottare il terminale mobile come canale alternativo di erogazione di servizi, rispetto al PC.
Il divario tra imprese
Tra le imprese l’uso di internet è ormai molto diffuso, né potrebbe essere altrimenti. (...) Secondo gli ultimi dati Istat, il PC collegato ad Internet è diffuso nel 90 per cento delle imprese. Ma le differenze, nel mondo imprenditoriale, ci sono eccome, e riguardano, a loro volta, tre diversi fattori: la dimensione dell’impresa, le modalità d’utilizzo delle tecnologie e la localizzazione geografica.

Il dato più importante in assoluto è quello che riguarda la scarsità di diffusione di internet tra le piccole imprese, che sono proprio quelle che caratterizzano il nostro sistema produttivo. Secondo gli ultimi dati Confcommercio/Assintel (febbraio 2008), oltre il 26% delle aziende - attive nei settori del commercio al dettaglio, commercio all’ingrosso, pubblici esercizi e servizi - dichiara di non possedere un PC; il 31% di non essere connesso alla rete, e il 62% di non disporre di un sito Internet.
La presenza del computer e di internet decresce col decrescere della dimensione dell’azienda: le ditte individuali con almeno un PC sono il 67% del totale, percentuale che balza all’84% nelle imprese con numero di addetti compreso fra 2 e 5, per arrivare poi alla quasi totalità per le imprese tra i 20 e 50 addetti.
Tra settori diversi ci sono ovviamente molte differenze: il comparto dei servizi è quello tecnologicamente più avanzato, soprattutto nell’ambito del commercio all’ingrosso, mentre più "arretrati" risultano i pubblici esercizi e il commercio al dettaglio, dove la penetrazione del PC è solo del 55 per cento.

Altre differenze sono quelle relative alle modalità d’uso delle tecnologie. L’Istat, nel suo ultimo rapporto sul tema (2007), ha parlato di diffusione capillare di Internet per "finalità a basso contenuto interattivo", ovvero per l’accesso ai servizi bancari o finanziari, ai servizi della pubblica amministrazione o per la promozione dei propri prodotti sul sito web dell’azienda: tutte operazioni svolte dal 90 per cento delle aziende con più di 10 addetti. Gli usi più sofisticati sono molto meno frequenti, come ad esempio le vendite online, praticate appena dal 3,8 per cento delle imprese sopra i 10 dipendenti.

Infine ci sono le solite differenze geografiche, che fanno registrare una disomogenea diffusione della rete tra le imprese sul territorio italiano: il 62 per cento delle imprese del Nord, tanto per fare un esempio, ha un proprio sito web, contro il 48,5 per cento del Sud.
Se non c’è la banda larga
L’altro problema, sentito da molti italiani, riguarda chi in rete ci andrebbe pure, ma non ha nessuno in grado di fornirgli l’accesso a banda larga, per lo meno di tipo Adsl.
Nelle grandi città, caratterizzate da alta densità di popolazione e di imprese, gli operatori di telefonia fanno a gara ad aggiudicarsi nuovi clienti, per cui un cittadino di Milano o di Roma può scegliere per lo meno tra tre o quattro operatori diversi.
Chi, invece, si trova in un piccolo centro, dove è poco conveniente portare le reti di nuova generazione, ha ben poca scelta. Sulla diffusione della banda larga non esistono dati esaustivi, ma attualmente si stima che complessivamente siano coperti 3.235 su 8.101 territori comunali, cioè circa il 40% del totale. La copertura non riguarda gli interi territori dei Comuni; a Roma, ad esempio, ampie zone rimangono ancora prive dell’Adsl.
Le regioni più servite risultano Emilia Romagna, Toscana, Puglia, Sicilia e Veneto, che hanno una copertura superiore al 50%. Quelle che stanno peggio sono invece Molise, Sardegna, Abruzzo, Piemonte, Val d’Aosta e Calabria, che hanno una copertura inferiore al 30%.
Il fattore orografico è quello che gioca un ruolo maggiore, poiché nei territori montuosi è più costoso realizzare le reti, ma conta anche molto la ricchezza del territorio; ed infatti esiste un’apposita società pubblica, la Infratel Italia, che ha la missione di eliminare il digital divide nel Sud, anche se finora non ha prodotto risultati di particolare rilievo.

La non disponibilità di connessioni internet veloci interessa direttamente anche le amministrazioni pubbliche. A metà 2007, secondo l’Istat, risultavano privi di connessione a banda larga circa un quarto dei Comuni. La variabile che influenza maggiormente l’adozione della banda larga - a conferma di quanto già detto - è la dimensione demografica del Comune. Nelle realtà fino a cinquemila abitanti, la banda larga è presente nel 62% dei casi, per arrivare al 100% nei Comuni con oltre 60 mila abitanti.

La mancanza di connettività costituisce una grave handicap per i territori, che mina il pieno esercizio dei diritti di cittadinanza, così come le prospettive di sviluppo locale, e costituisce una distorsione del mercato, poiché porta squilibrio tra le condizioni di esercizio delle aziende. Ciò non significa, in ogni caso, che non si possa intervenire in senso correttivo. Lo dimostrano le molte esperienze positive realizzate per dotare interi territori montuosi di connettività, tramite soluzioni come le reti wireless. La gara in corso per l’assegnazione delle licenze Wimax - una tecnologia senza fili in grado di portare internet ad alta velocità senza bisogno di posare cavi - potrebbe precludere, in molte zone del Paese, alla giusta soluzione del problema".




Famiglie italiane per beni tecnologici posseduti




















Fonte: Istat, anni 2006 e 2007.

Percentuale di aziende con almeno un PC (desktop + notebook) per area geografica




















































giovedì 24 aprile 2008

V2 Day 25 aprile

"La Repubblica di oggi si è accorta del V2 day. Il giornale di De Benedetti scrive che la scelta del 25 aprile per il V2-day è “l’ennesima provocazione” nei confronti della Resistenza e che “ovunque si fronteggeranno le folle chiamate a raccolta dal comico genovese con quelle che intendono ricordare la Liberazione”.Lo dico in termini metaforici: sono stronzate dettate dalla paura e dagli interessi di bottega. Il V2 day è la continuazione della Liberazione e non vuole fronteggiare proprio nessuno che si ispiri a quella data. I partigiani, gli operai, gli uomini liberi del 25 aprile sono nostri fratelli.Il 25 aprile non è di proprietà degli intellettuali di sinistra, una definizione corrispondente a un vuoto pneumatico.Non è di proprietà dei partiti che hanno venduto i lavoratori e la libertà di informazione per un piatto di lenticchie cucinate ad Arcore. E’ la festa di tutti gli italiani che vogliono un Paese libero. L’Italia va liberata di nuovo, è una ex democrazia. Come altro si può chiamare un Paese in cui l’informazione è nelle mani dei gruppi di potere. In cui Silvio Berlusconi è presidente del Consiglio grazie al controllo di tre televisioni e del gruppo Mondadori. Le prime regalate dal latitante Craxi. Il secondo frutto di corruzione di giudici.Il 25 aprile non è di proprietà di chi parla con i banchieri e non con gli operai che gli hanno dato il voto, di chi ha rassicurato Testa d’Asfalto sull’impunità e con lui vuole fare la Bicamerale, la Costituente, la nuova legge elettorale e qualunque altro atto osceno in luogo pubblico.Il V2 Day vuole restituire l’informazione ai legittimi proprietari: ai cittadini italiani. I nostri padri e nonni hanno ripulito l’Italia, ma non hanno finito il lavoro.Il nuovo fascismo è il controllo dell’informazione. I nuovi fascisti sono coloro che controllano l'informazione.Firmate i tre referendum: abolizione dell'ordine dei giornalisti, abolizione dei finanziamenti pubblici di un miliardo di euro all'anno all'editoria, abolizione della legge Gasparri e del duopolio Partiti-Mediaset.
Libera informazione in libero Stato. V2-day. 25 aprile".
Questo è il messaggio che Beppe Grillo ha pubblicato sul suo sito.
Essere d'accordo? Bocciare le sue proposte?
Di sicuro se in Italia non ci fosse libertà, il caro Grillo non potrebbe neanche scrivere (e forse pensare) certe opinioni.
Ma questo non significa che tali idee siano errate. Anzi. Il problema, a mio parere, sta in una sorta di tacito fascismo che si è insinuato nei centri nevralgici del potere in modo subdolo. E' così subdolo che nessuno (o pochi) se ne rendono conto.
Anche se la storia ha insegnato che, pur essendoci dittature che vietavano categoricamente la diffusione di certi giornali (praticamente tutti, eccetto quelli di regime) e non facesse nulla per nascondere un uso abominevole della censura, la maggior parte delle popolazioni sottostavano a tali leggi. Erano tempi diversi. Situazioni diverse.
Per fortuna oggi ognuno può, bene o male, dire o scrivere qualunque cosa, sempre nel massimo rispetto altrui. Ma si sa, i giornalisti sono "costretti" a seguire le direttive del giornale, i direttori quelle degli editori. E i finanziamenti coronano questo anomalo matrimonio.
Nonostante ciò, credo che firmare questo referendum sia un modo per sottolineare la necessità di un tipo di informazione libera da minacce e intrighi di potere, ma temo che tutto si possa risolvere in un nulla di fatto.
Come l'8 settembre. Sicuramente i seguaci di Grillo sono tanti e tutti avranno i loro buon motivi per fare la fila ai banchetti di domani, ma alla fine si trasformerà in una sorta di qualunquismo che non porterà a niente. Grillo otterrà un po' di visibilità, magari qualche prima pagina. E poi? Purtroppo viviamo in una falsa democrazia, in cui la sovranità non è del popolo. Perchè altrimenti chi ci governa si renderebbe conto del reale malessere di questo paese e rifletterebbe con maggior serietà su tale atteggiamento di rifiuto verso qualsiasi cosa che riguardi la politica.
Sono del parere che fino a quando qualcuno che si trova ai vertici non realizzerà qualcosa di davvero importante, di dimostrativo, anche andando contro i suoi interessi (ma che poi sarà giustamente ripagato), la situazione non cambierà molto. Utopia? Forse. Ma io voglio credere che questo qualcuno esista.

mercoledì 23 aprile 2008

Giornata Mondiale del Libro

Il 23 aprile in Catalogna è tradizione regalare una rosa a ogni volume venduto nel giorno di San Giorgio, patrono della regione. Da questa consuetudine è nata la Giornata Mondiale del Libro e del diritto d'autore, quest’anno alla tredicesima edizione. Si celebra sempre il 23 aprile, omaggiando così anche tre grandi scrittori morti in quella data nel 1616: William Shakespeare, Miguel de Cervantes ed "El Inca" Garcilaso de la Vega.
Così dal 1996, il 23 aprile è la Giornata Mondiale Unesco del Libro e del Diritto d’Autore, celebrata in tutto il mondo con incontri, dibattiti e rassegne.

Quest'anno si mobilita contro il ticket sui libri presi in prestito, un altro servizio pubblico a rischio. Una direttiva europea, infatti, vorrebbe imporre il diritto d'autore anche sui libri delle biblioteche. Contro la fine del prestito gratuito si stanno attivando le biblioteche di mezza Europa, ma il problema tocca anche l'Italia. E, ovviamente, tocca tutti gli appassionati lettori che frequentano e biblioteche. Già non sono luoghi tanto frequentati, se non come punto di ritrovo o luogo di studio, se poi per un prestito bisogna dare un contributo economico si spopolerebbero in un attimo. Parlo da assidua lettrice, che non può acquistare sempre tutti i libri (ma ammetto che un libro comprato è tuo per sempre, quindi ha un valore aggiunto). E qui ci sarebbe da aprire un altro discorso sui costi improponibili di alcuni libri, ma tralascio e vado oltre. Quindi, per me andare in biblioteca, non solo è un piacere dato dallo stare in mezzo a migliaia di testi, che sembrano spiare dagli scaffali i possibili nuovi padroni, ma è notevolmente utile ai fini pratici (e alle tasche). Vado, scelgo e porto a casa. Cerco sempre di riconsegnare i libri entro le date fissate e sto ancora più attenta a non rovinare, sottolineare, fare una minima piegatura alle pagine. Ma non solo per il rispetto che provo verso gli altri lettori che usufruiranno di quel testo, ma, soprattutto, per il libro stesso: ho una sorta di venerazione per questo oggetto, lo ammetto. Tanto che non presto i miei libri a chiunque, solo di chi mi fido, solo di chi sono certa che avrà lo stesso rispetto che avrei io. E, ovviamente, a chi sarà così gentile da restituirmeli! Purtroppo è capitato di prestare libri che non sono più tornati indietro... e questo mi ha fatto capire quanto ci tenessi ai miei libri. Sì, sono i compagni più fedeli della mia vita. Si potrebbe parlare di una sorta di "poligamia libraria", perchè sono legata a tanti romanzi che mi hanno accompagnata dalla giovanissima età fino ad oggi, scandendo i periodi della mia vita con le loro storie, con le loro parole. Come le canzoni, che riportano indietro negli anni, ci fanno rivivere momenti belli e momenti tristi, ci ricordano una persona, un viaggio, uno stato d'animo. Lo stesso vale, per me, con i libri. Ecco perchè quando mi chiedono quale libro preferisco sono sempre in difficoltà...la domanda corretta dovrebbe essere: "Quale libro hai preferito in quel determinato momento della tua vita? ". Allora sì, che potrei rispondere senza problemi, senza andare in paranoia per decidere UN SOLO titolo (che mi risulta al quanto difficoltoso dato il gran numero di letture personali).
Tornando al problema di questo assurdo ticket, credo che il suo ingresso non sarà per niente positivo. Magari dovrebbe occuparsene lo Stato, ma nella situazione economica in cui si trova l'Italia non sarà possibile.
Cari lettori, ci aspettano tempi duri. Ma tanto, ormai, siamo abituati.
La Vyrtuosa

martedì 22 aprile 2008

Earth Day 2008...via al boicottaggio!

Oggi si celebra in tutto il mondo l'Earth Day, la Giornata della Terra, per promuovere la conservazione dell'ambiente in cui viviamo e la sostenibilità delle politiche di sviluppo.

La manifestazione è nata il 22 aprile del 1970, quando, in risposta ad un appello del senatore democratico Gaylord Nelson, 20 milioni di cittadini americani si mobilitarono per una spettacolare dimostrazione.
Col passare del tempo l'Earth Day è cresciuto divenendo un evento internazionale, celebrato in 174 paesi del mondo, per sensibilizzare l'opinione pubblica e sollecitare un cambiamento nei comportamenti individuali: ciascuno di noi, infatti, può assumere un atteggiamento consapevole e contribuire con piccoli gesti quotidiani alla tutela del pianeta.

"Deforestazione, inquinamento di mari e fiumi, smog, clima impazzito. La Terra - scrive National Geographic Channel - è sempre più minacciata dai cambiamenti ambientali, determinati dalla crescita vertiginosa dell'economia globale. Diventano quindi urgenti iniziative che sensibilizzino le persone sui rischi che il nostro pianeta corre e sui rimedi che vanno presi partendo dalla vita di tutti i giorni".

Nel 2006 il WWF aveva presentato il suo bilancio periodico sullo stato del pianeta. Dopo due anni di studi, lo scenario che si profilava indicava che la popolazione umana entro il 2050 avrebbe raggiunto un ritmo di consumo insostenibile pari a due volte la capacità del pianeta Terra. I segnali di stress ci sono tutti e ci colpiscono direttamente, non fanno sconti: povertà e cibo, crisi energetica e cambiamenti climatici, scarsità di acqua che dalle aree più povere del pianeta si estendono ad aree storicamente fertili.

Sono stati organizzati concerti, spettacoli, dibattiti. Ma a nessuno viene in mente che tutto ciò significa INQUINAMENTO???!!! Si oraganizza una manifestazione per salvare il pianeta dalle catastrofi climatiche e si finisce per aumentare più energia di quanto si dovrebbe.

Si parla di eventi a "impatto zero", concerti realizzati con tecnologie che riducono l'impatto ambientale, ma io sinceramente non ci credo. E, comunque, diamo per buono che utilizzino queste tecnologie, tutti coloro che vi parteciperanno??? Non credo abbiano automobili di zucchero filato, che, una volta messe in moto, rilascino avvolgenti effluvi mielati. Milioni di persone per spostarsi utilizzeranno mezzi che producono gas inquinanti, ancor di più rispetto a un qualsiasi giorno della settimana.

Ma ovviamente è più semplice organizzare questi eventi (anche se io mi domando a cosa servino, dato che ormai TUTTI siamo a conoscenza dei mali della terra!) ed è sicuramente più remunerativo...cosa credete, che gli organizzatori abbiano davvero così a cuore il futuro dell'ambiente? Money, money, money. Qualcuno direbbe: "E' l'economia, bellezza!". Mentre emanare e applicare una legge, che cerchi almeno di stabilizzare la situazione, che a quanto ho capito è decisamente allarmante, è troppo faticoso. E' troppo faticoso salvare la pelle. La nostra. Sì, perchè salvare il mondo non significa solo fine dello scioglimento dei ghiacciai, fine dell'estinzione di specie animali...non è qualcosa di esterno, di altro da noi, è qualcosa che riguarda tutti, perchè siamo, soprattutto, noi esseri umani a farne le spese! E più si andrà avanti più peggiorerà. Il mio non è un pessimismo cosmico, ma una realtà valutata e, purtroppo, accettata mio malgrado. E' troppo tardi per tornare indietro, ma almeno cerchiamo di non alimentare maggiormente questo disastro ecologico.

Che fare allora? Boicottare tutte le manifestazioni organizzate in ogni parte del mondo. Risultato: meno inquinamento. Sarebbe una bella prova. In fondo metteremmo in pratica i tanti consigli che ci spronano a un minore e più oculato consumo energetico.
Provare per credere.

lunedì 21 aprile 2008

Diluvio...di informazioni

La giornata non inizia per niente bene. Pioggia a non finire. Ma il mio senso del dovere prevale (sono o non sono La Vyrtuosa?) sul maltempo e, nonostante un attento salto a ostacoli fra le mille pozzanghere delle vie cittadine e una certa destrezza a evitare automobilisti frenetici, che non si accorgono dei 10 cm di acqua vicino ai semafori, raggiungo la sede universitaria di via D'Azeglio per la seconda lezione di Informatica applicata al giornalismo.
Mentre il professore sistema il suo pc portatile, scambio quattro chiacchiere con le colleghe (no, scusate non riesco proprio a usare questa parola, mi fa sentire estremamente grande, ma non grande in senso positivo, del tipo "Sei un'adulta responsabile", grande nel senso di quarantenne addetta allo sportello di un ufficio: "Guardi vada dalla mia collega nell'ufficio in fondo a sinistra che le risolverà il problema"...no.), compagne di corso. Parliamo un po' del blog che abbiamo creato, che tipo di piattaforma abbiamo utilizzato, come ci è sembrata la prima lezione. I commenti sono positivi: in fondo la prima impressione è importante, anche se poi in sede d'esame potrebbe rivelarsi un terribile abbaglio. Dobbiamo ancora entrare nel vivo delle questioni cruciali e, quindi, non ci sbilanciamo più di tanto.
L'argomento del giorno è il "GIORNALISMO ON-LINE".
L'intera lezione è un continuo confronto tra le spiegazioni del docente e le nostre impressioni o esperienze in materia: un dialogo per nulla unidirezionale (come spesso accade), ma retto da una certa "interattività", nel senso che noi studenti diamo il nostro contributo nella valutazione dei temi trattati.
Sicuramente il Giornalismo on-line dipende dal mezzo e dall'utente.
I giornali sul web, in genere, vengono letti maggiormente sui posti di lavoro, per tenersi sempre aggiornati sulle notizie, "stare in ogni momento sulla notizia".Ma anche se la differenza con il modello cartaceo potrebbe risultare evidente, in realtà scopriamo che non è così: spesso on-line troviamo la trasposizione degli articoli del giornale tradizionale.
Quindi, per quanto riguarda il tipo di linguaggio, non è cambiato molto. Anche se su internet si possono commentare gli editoriali (ma non sempre) e creare dei veri e propri dibattiti, che in realtà, il più delle volte, sono inesistenti (molti blog o articoli hanno dei post con 0 commenti!).
Come al solito ci dotiamo di grandi mezzi, ma non sappiamo/riusciamo/vogliamo utilizzare. A mio parere sarebbe un bel modo per creare una sorta di comunità, persone con le quali condividere le stesse opinioni oppure confrontarsi con idee diverse che aiutano, comunque, a vedere anche il rovescio della medaglia.
Più che a creare un linguaggio giornalistico on-line, si è pensato di modificare quello del giornale cartaceo, che si è adeguato al primo. Ma in Italia non è ancora avvenuto il completo distacco dal quotidiano comprato in edicola: per abitudine, per un senso di autorevolezza.
E, quindi, giornale cartaceo e giornale on-line divengono complementari: il primo possiamo "sentirlo" fisicamente, rassicurati dalle notizie dei tg della sera, mentre il secondo è aggiornato di continuo e ci permette di entrare in qualsiasi momento nel circuito delle notizie (anche grazie ai palmari).
Non si riesce ancora a trovare il tipo di linguaggio più adatto, forse perchè ancora non si conosce del tutto il tipo di fruitore e non si sa quale potrebbe essere il modo migliore per raggiungerlo.
In Italia il giornale on-line non è considerato una fonte diretta, come, invece, lo è quello cartaceo: Giornale cartaceo=fonte primaria; Tv= riscontro di ciò che si è letto sul giornale; Internet= aggiornamento. Ma i problemi non sono finiti perchè non tutti hanno accesso a Internet, che è ancora un mezzo elitario. Le ragioni sono diverse, economiche in primis, ma anche di tempo.
Sul tema dell'accesso mi sento di consigliare una lettura che per me è stata fondamentale per capire determinati concetti e realtà: L'era dell'accesso di Jeremy Rifkin, libro scritto nel 2000, ma già proiettato verso un futuro che, ormai, è alle porte. Non sarà più importante la proprietà, il possedimento dei beni fisici e intellettuali, ma l'accesso a pagamento dei medesimi e il loro interscambio attraverso la rete. Gli esclusi saranno i non connessi e, quindi, il problema del digital divide potrebbe farsi sentire in modo molto insistente.
La situazione, però, è molto diversa negli Stati Uniti, dove prevale il valore del giornale on-line. Qualche mese fa avevo letto un articolo su La Stampa.it in cui si dichiarava un aumento record del numero dei visitatori nei giornali sul web.
In effetti anche in Europa la situazione sta cambiando. Mi viene in mente il problema dei licenziamenti di giornalisti e redattori al quotidiano francese "Le Monde", che ha dovuto fronteggiare il calo delle vendite a vantaggio del sito internet. Il mondo sta andando in una direzione e l'Italia si deve ancora adeguare.
Non oso immaginare cosa succederebbe se accadesse una situazione simile. Vedo già i titoli urlati "Giornalisti disoccupati", "Il precariato nel giornalismo" (che tra l'altro è già presente). Io sono sempre più convinta che, una volta organizzate e strutturate in modo consono le testate on-line e superata l'idea Internet=non fiducia, i visitatori aumenteranno notevolmente. E addio edicola. E' triste, ma non vedo nessuna via di ritorno.
Nei quotidiani on-line la gerarchia delle notizie non è data dalla grafica, ma dallo scrolling (= scorrimento. Spostamento verticale di un testo visualizzato sullo schermo, tramite il trascinamento della barra di scorrimento posta a destra della relativa finestra).
In Italia le testate on-line più lette sono Corriere.it (cioè il Corriere della Sera) e Repubblica.it (le pagine di quest'ultima sono più viste). Nel laboratorio di informatica abbiamo confrontato questi due giornali e le differenze sono evidenti:
-Corriere.it: non ha una redazione Internet, quindi, non apporta contributi originali rispetto al modello cartaceo (a parte le rubriche). Magari in futuro ci sarà un'unica redazione, ma i tempi non sono ancora maturi. Infatti i giornalisti sono gli stessi del giornali tradizionali: un cambiamento non è ancora ipotizzabile. Il Corriere è meno aggiornato e la mattina tiene più a lungo la notizia con cui ha aperto. Ha ancora una costruzione tradizionale con tre colonne (forse per mantenere la stessa autorevolezza del cartaceo) e non vi sono molte immagini. Testi e immagini sono sempre fortemente legati tra loro. Lo scorrimento è troppo lungo.
-Repubblica.it: non ha le tre colonne, ma pone subito in evidenza le notizie (immerse tra immagini, pubblicità, vari link). Molte foto. Scelte editoriali diverse dal Corriere. Lo scorrimento è abbastanza lungo.
L'interattività sembra presente, ma in realtà ci accorgiamo presto che non è così: non tutto può essere commentato, i commenti devo essere prima vagliati (e se non adeguati non vengono pubblicati), i sondaggi non sono del tutto attendibili.
Quindi il linguaggio è uguale per tutti, in quanto il giornale on-line è ancora fortemente un'agenzia stampa con le immagini! Non vi sono dei contributi degli utenti. C'è da chiedersi il perchè... Sicuramente è più interattiva la Tv.
Un altro elemento che potrebbe essere eliminato è l'abstract nella homepage: in realtà, sarebbero più efficaci solo i titoli delle notizie (e l'approfondimento dopo aver cliccato il link delle stesse). I siti stranieri hanno già ovviato a questo inconveniente. Così come le pubblicità che si confondono con gli articoli: nei siti italiani non vi è nessuna indicazione a riguardo, mentre nei siti stranieri vi è la dicitura che indica una pubblicità.
La pubblicità è un altro argomento affrontato, di cui non c'è molto da dire se non che non ce ne sbarazzeremo mai! Anzi, su internet crescerà sempre di più.
Insomma, le informazioni oggi sono state tante, alcune conosciute, altre meno, ma tutte di grande importanza per capire cosa è cambiato, cosa sta cambiando e cosa cambierà nel mondo del giornalismo.

domenica 20 aprile 2008

Perchè nasce questo blog...

Era già da qualche tempo che pensavo di aprire un blog. Non che non ne avessi mai scritto uno, dato che all'età di 17 anni provai questo "strano" esperimento su un sito di giovani volenterosi di rendere partecipi completi sconosciuti di tutti i più dettagliati retroscena della loro vita privata. Ma dopo qualche mese mi accorsi che:

a)Non avevo più voglia di scrivere

b)Forse non avevo più niente da dire

c)Perchè raccontare fatti personali e renderli di pubblico dominio???

In fondo potevo benissimo continuare con il mio diario (che, in verità, somigliava sempre a un vocabolario per tutta la massa di oggetti indefiniti che vi entravano volutamente e inconsapevolmente...). Ho sempre scritto un diario, dal tempo delle scuole elementari...a volte personale (con il famoso lucchetto...), altre conosciuto solo dalle amiche più strette, altre ancora passato (indenne?) da tutti i compagni di classe che premurosamente vi lasciavano firme, dediche, insulti, disegni...insomma, un oggetto che credo abbia sempre liberato la creatività e la spontaneità di chi si apprestava a mettere mano.

E ora ci riprovo. Perchè? Perchè è un "compito" assegnato dal mio professore di Informatica applicata al giornalismo. Ma in realtà è l'occasione giusta per ritornare a scrivere qualcosa di "pubblicamente personale". In fondo voglio diventare giornalista (sì, quella con il tesserino!) e, magari, in futuro, avere una mia rubrica, un mio spazio dove poter commentare tutto ciò che attira la mia attenzione.


Tutto iniziò un sabato mattina (praticamente ieri). Un gruppo di giovani studenti attendeva l'apertura dell'aula per prendere posto e iniziare la prima lezione di Informatica applicata al giornalismo. Ma non sapevano che avrebbero atteso a lungo...e che, soprattutto, non avrebbero mai fatto lezione in quell'aula, ma nella sala studio! Venti minuti per cercare, senza trovare, un custode che potesse soccorrerci con le chiavi della salvezza, neanche fosse San Pietro. Sguardi increduli, sbuffi e sbadigli (provate a chiedere a qualche altro studente di fare lezione il sabato e per di più alle 8,30 e poi vediamo cosa risponde...sempre se risponde e non vi ride in faccia!). La rassegnazione stava per prendere il sopravvento, ma guidati dal nostro prof-capitano ci inoltriamo nei meandri di quell'edificio, dimenticato da Dio e dal resto dell'umanità (è sabato per tutti). Dopo aver preso posto tra i banchi, anzi neanche banchi, ma lunghi tavoli disposti parallelamente...più che per una lezione, sembrava stessimo in una mensa ad attendere il piatto del giorno. La lezione inizia, il professore si presenta (ma io, come altri, già lo conoscevamo, dato che abbiamo seguito il suo corso durante la triennale) e poi via con le nostre presentazioni. Tipo casting: Nome, Cognome, Università precedente, Titolo tesi...Mancava solo la domanda "Cosa pensi della pace nel mondo?" e poi saremmo stati perfetti per le selezioni di Miss o Mister Universitaria/o dell'anno. I minuti scorrono veloci. Più che una lezione è una chiacchierata che, però, si rivela al quanto interessante e stimolante: non si discute sui soliti argomenti noti (tipo come si imposta la prima pagina di un quotidiano...basta! Al massimo come si struttura una testata on-line...sarebbe già un passo avanti). Comunque, affrontiamo, soprattutto, il tema "Tecnologia e giornalismo", come comunicare con i nuovi mezzi che l'innovazione tecnologica ci ha dotati. Ma non sempre è facile il loro accesso: io, per esempio, essendo una fuori sede ho messo Internet circa un mese e mezzo fa. Nella prima casa in cui ho abitato non c'era la linea telefonica, dove sono ora non c'era la copertura Fastweb (che, però, finalmente si sono degnati a mettere!). Non è sempre colpa di noi giovani, come tutto il mondo over 40 pensa. Se gli intelligentissimi settantenni che ci governano non si occupano di problemi come la banda larga, noi poveri studenti (soprattutto non residenti) cosa possiamo fare??Non si può sempre scendere in piazza a urlare i vaffa di Grillo, che per quanto giusti e condivisibili possano essere, non si rivelano poi così efficaci nella pratica.

Ci siamo resi conto che nessuno aveva un blog, eccetto una ragazza, l'Eletta. Non so se si è sentita più diversa lei, unica blogger del corso, o noi, 30 pecore smarrite che non sapevano neanche cosa fosse un social network. E' stato al quanto imbarazzante dover ammettere che non si aveva niente a che fare con il digital world. In pratica usiamo Internet giusto per iscriverci agli esami, leggere la posta e usare msn. Gran bella invenzione Messenger...il prof ha stimato circa un 10 sms al giorno con il cellulare: io, grazie a msn, ci sono giorni in cui non mando proprio alcun messaggio. E il risparmio sulla scheda del cellulare è notevole. Ma a parte questo grande mezzo di comunicazione, mi ritengo una non-perfetta-conoscitrice del mondo virtuale...magari conosco qualcosina, ma nulla di approfondito. Spero che questo corso mi illumini, perchè è già da tempo che ho capito che Internet è davvero il futuro di noi ventenni che ci apprestiamo ad entrare nel mondo del lavoro e, in questo caso, della comunicazione in particolar modo.

Resto con un punto interrogativo: riusciremo a diventare i futuri Bill Gates? A parte gli scherzi, è un problema serio che va risolto necessariamente (almeno per il mio curriculum potrò ritenermi sincera quando scrivo che ho una buona conoscenza del Pc, di Internet e tutto il resto...).

Sarà un corso lungo e faticoso, ma so già che riusciremo ad ottenere grandi risultati.

Io mi sono già appassionata scrivendo questo primo post (visto, non ho detto messaggio, ma post... è già un progresso! :p).


Spero che qualcuno si degnerà di lasciare qualche misero commento, giusto per tenermi contenta. Dai non ci credo che siete tutti così impegnati da non poter scrivere almeno un "ciao, che bel blog" oppure "perchè non cambi idea come hai fatto a 17 anni e torni a scrivere il tuo caro diario" (vabbè magari non proprio commenti di questo tipo...che poi ci resto male, ma qualsiasi critica costruttiva è ben accetta!).


Non so se ho descritto l'intera lezione, ma credo di aver reso palese l'intento di questo blog.


P.s. Professore non so se ho raggiunto le 2000-3000 battute, ma sinceramente non ho per niente voglia di contare i caratteri. Spero, comunque, che per lei sia più che sufficiente questa mia descrizione di "una giornata di ordinaria follia alla ricerca del custode perduto" (a maggio nei cinema :) vabbè sto un po' esagerando, quindi termino qui).